
E' successo che alla fine la mia nuova ossessione ha un nome. Un nome che ho cercato ed ho voluto io, utilizzando uno di quei sistemi che ogni tanto infilo ne "Pensierini idioti".
Due giorni fa solita pizza con due miei amici, sempre il solito posto, sempre dove ho visto lei, il mio nuovo dispenser di sorrisi. Questa volta però è pieno di gente, ci mettono al piano superiore, vicino ad una tavolata con clero e sudditi, in un tavolo un po' imbucato, e dove credevo nn l'avrei vista per tutta la sera.
Passa a servire una comanda, il mio amico che era lì per vederla "finalmente" la ferma per ordinare, ed ecco che bisogna attuare il piano. Sebbene un po' in "confidenza" lo eravamo già, visti i sorrisi scambiaticisi (minchia le particelle pronominali) e un breve dialogo da 2 birre da litro, un po' di timidezza c'è sempre e infatti...
Tocca a me ordinare. Ti chiedo un'insalata mista, un litro d'acqua e ti chiedo anche una coca media. Segna il mio ordine, nel frattempo continuo a guardare il listino, mentre sento il silenzio attorno a me. Deduco sia per il fatto della non birra, spiego che mi stò disintossicando per Bardolino, provo a vedere se la testa del pancreas smette di farmi male, visto che il fegato quest'anno e nonostante i grandi quantitativi di birra settimanali non mi fa male. Finiscono di ordinare, io continuo a guardare il listino, in realtà non troppo convinto di chiederle il nome.
Lei mi fa: hai forse un ripensamento sul litro d'acqua? Io: no no! Sono appena stato a correre, ho super sete e poi l'acqua con le bolle è troppo buona! Piuttosto invece, io ti chiedo anche qual'è il tuo nome! E la fisso negli occhi col sorriso. Lei rimane un attimo spiazzata, credo che nn se lo aspettasse.
Lei: Come mi chiamo io... Io mi chiamo XXXXX. E tu?
Io: (Sottovoce) Eh adesso, troppo facile così... (Tono normale) Dai scherzo, Francesco.
E lei si rivolge poi agli altri 2 chiedendo i loro nomi e si congeda con un sorriso.
Io compiacente guardo gli altri, e mi faccio il mio piccolo autocompiacimento. L'amico de "la prima volta" mi dice: ma è bassa! Io: checcazzo vuoi che ti dica, ti ho detto che manco lo so checcazzo mi piglia di lei, boh, sai che io ogni tanto ho le vibrazioni.
Poco dopo la beffa, perchè lei era su e un cameriere la chiama per nome... tanta fatica per poi... ma va bene così, ogni tanto dimostriamoci di avere le palle. Lei passa ogni tanto, io son sempre lì che la osservo, cercando di capire il vero motivo del perchè mi piace. Occhi? Boh. Penso sia il sorriso e il modo di fare, anche se qualche vibrazione me la fa apparire troppo contenta e sorridente, e qualche altra vibrazione mi dice che avrà già il moroso. La mia vibrazione principale è che però mi mette in uno stato d'animo positivo, come quando vedo Max.
Sono le 23, è ora di andare. La salutiamo, mentre spreparava e finiva di sistemare il tavolo del clero. L'altro amico a metà della scala si gira e mi chiede il numero del tavolo. Io non lo ricordo, e torno su, un altra occasione per vedere il suo visino sorridente. Guardo il segnaposto, 47 esclamo. Lei mi guarda e mi dice: bravissimo! Io la guardo, la saluto con un ciao e ci aggiungo un doppio pugno sul cuore e le due dita verso di lei, che mi regala un ultimo sorriso. La notte ho dormito con quel viso stampato come un poster davanti ai miei occhi. Fino a mattina, un sogno composto da un'immagine statica del suo volto ritagliato.
22-06-2008
Ieri mi sono ripreso l'alluce a Bardolino, 2h 40m 35s. 13o (non è ricorrente poi, vero?) su 35 iscritti della squadra, assoluto 530o o giù di lì, su più di 1200 iscritti. Non male, sono proprio contento.
Il giorno prima eravamo sempre lì, nel posto che ultimamente frequento un po' troppo spesso. Diviso fra l'aspettare e la fretta, lei rimane lì, arriva e mi chiede se avevamo già ordinato... purtroppo si... lei continua a passare, su e giù, io lì a perdermi nella sua figura. Ormai è ora di andare, paghiamo, scendo le ultime scale, lei passa, mi sorride e saluta. Io le dico di tifare per me il giorno dopo, lei mi guarda e mi dice che non ha sentito. Glielo ripeto, mi chiede scusa dicendomi che è sorda... le dico la stessa cosa senza far uscire aria dalla bocca... se ne rende conto e si mette a ridere, dicendomi di non prenderla in giro. Le dico che ho la gara di triathlon, mi guarda con l'aria "nonsocheccazzosia", le spiego cos'è, mi fa gli auguri... che non portan molta fortuna dicono, ma... ma in realtà il fatto è che io cerco di scoprire i dettagli, la R moscia, gli occhi di quel colore quasi finto. Viene fuori che ci faranno vedere in tv, mi chiede quando, io le rispondo probabilmente lunedì sera su rai sat sport... lei sembra intristirsi, mi dice che lei è lì a lavorare anche lunedì sera... io la guardo e le dico che paserò a trovarla... ci salutiamo, io sono ancora lì a pensare al suo viso tutto sorridente.
Ieri sera ancora lì, mi saluta e la prima cosa che mi chiede è com'è andata... io da fesso l'ho lasciata andare, le ho detto "benissimo" e che le avrei raccontato dopo... un dopo che non c'è stato... poi è venuta a farci il conto al tavolo... e io in tega a guardare come muoveva la penna che le ho prestato per correggerlo. Malato. Di dettagli.
Pensierini.
Un paio di settimane fa ho sentito due persone. Per un compleanno e per un "così". I soliti discorsi che ci facciamo sempre. Le proposte dall'altra parte: pensavo che magari potremmo anche vederci... dopo tal data sono più libero e...
Rimani d'accordo, e sottolinei che si facciano sentire, quando possono, dopo quel momento. Finisce che poi alla fine lo schermo del cellulare rimarrà sempre spento, o si accenderà per altre persone. Forse me la sarei presa un po' di tempo fa. Forse. Ora zero sbatti, non ho la passione di correre dietro alle persone, non più. Persone messe nello scaffale delle persone inutili, persone che oramai non tengo più in considerazione. Spiace, ma non più di tanto, alla fine sono cambiato, anche per colpa loro. Positivo sarebbe "per merito", ma non meritano queste parole, se alla fine il mio nuovo me stesso non mi piace.
Lo stream prevede che esso venga interrotto varie volte. Torni indietro, affronti situazioni, cose persone. Ti imbatti sulla messa in scena, simulazioni di uno stato emotivo non corrispondente alla realtà. Stanco di persone che credono che io ci caschi ancora, stanco di quelle persone che non sanno simulare, di quelle persone che oggi sono così perchè gli fai comodo, domani invece non sei più parte di loro. Va bene così, perchè anche per me sarete così in futuro.
La mia nuova vibrazione. A dir la verità ero ben partito, poi lo so come sono fatto, mi sale e mi scende. Sebbene parto con la testa in posizione neutrale, poi lo so che non ci posso far nulla e mi ci sono già affezionato, pur manco conoscendola. Mi piace il modo che ha di fare, mi piace il suo sorriso, la sua serenità, il fatto che mi dedichi del tempo, o meglio dei piccoli ritagli durante il lavoro. Vorrei avere un po' più di un ritaglio, ma forse ho paura di correre troppo, forse ho paura della reazione, ho paura di un ennesimo "no", o cmq di un qualcosa che già so come andrà. Aspetto di rimanere stupito, aspetto forse... anzi, forse non aspetto, in realtà visto che nn mi aspetto più nulla, la cosa più corretta è che vorrei qualcosa che mi spiazzi, non un qualcosa a cui sono abituato, diciamo pure che vorrei che fosse lei a prendere le redini e mi dicesse che vuole un ritaglio del mio tempo, un ritaglio che assieme al suo faccia poi un foglio, anche bianco e senza scritte, un foglio bianco da riempire in qualche maniera con qualcosa.
A dir la verità l'altra paura è che poi quando sei felice diventi più stupido e ragioni di meno, e di conseguenza ti escono fuori meno bei pensieri, forse ho la paura di assestarmi, un po' di ritrovare quell'altra calma che avevo due anni fa.
Ripensavo a delle parole che mi sono state dette. Che il mio problema è che non mi accetto. Non acceto in me stesso di poter sbagliare, di essere come gli altri, forse addirittura di essere umano, di innamorarmi senza accorgermene. Tendo a cercare di razionalizzare tutto, sebbene poi alla fine sia una persona che ragiona in tutt'altro senso e segue spesso il contrario di quello che dice. Una persona che cerca di essere qualcosa che non sarà mai, che a volte simula un qualcosa che era. Sono legato al passato, penso che vorrei essere come ero ieri, con quell'ingenuità e quella bontà gratuita della quale disponeva. Ora, qual'è quindi il mio non accettarsi?
Non mi accetto per il motivo che sono cambiato da com'ero prima, non mi accetto per come sono adesso? O non mi accetto perchè forse non mi sono mai accettato?
Forse non mi accetto per entrambi i motivi, così come non accetto certi comportamenti o mi indispongono i modi di fare. Non accetto i soprusi, non accetto quello che mi è stato destinato, non accetto il passato che mi è stato dato. Non accetto che ad essere stato buono ed ad aver seminato bene debba raccogliere gramigna, non accetto i pesci in faccia. Se mi chiedono perchè sono arrabbiato con Dio ci sarebbero troppi motivi, per cui andiamo sul personale, ma non necessariamete questa cosa ha l'esclusiva ed è al primo posto, perchè ho sempre pensato prima agli altri e poi a me. Non accetto il fatto di cercare compagnia e trovare solitudine, non accetto di fare del mio meglio e beccarmi poi le critiche che si doveva fare in altra maniera. Non accetto chi vuole tenermi buono e limitarmi, non accetto certi giudizi, moralismi e consigli da persone che non accetto. Potrei andare avanti, ma quindi il problema è: non accetto o non mi accetto? O forse in generale non vi accetto? Il fatto è che come nella democrazia è la maggioranza a definire le cose. L'esempio eclatante è quando si parla di cos'è la normalità e cosa no. La verità è che le persone come me sono la minoranza, e di conseguenza non rappresentano l'essere statico e amorfo del resto della popolazione media.
Forse sono troppo stanco di questo mondo piatto. Di questa città troppo piatta, delle false promesse, dei sorrisi estorti e mai spontanei, delle poche vibrazioni attorno a me. Domani è una nuova settimana, torna anche una persona lontana. Il problema è che non so più cosa provo ora, il problema è che stò rifacendo il mio orto.
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